Articoli

Amare in Allah e detestare in Allah fa parte della fede

(wa al-hubbu fì Allàh wa al-bughdu fì Allàh, min al imàn)

 Al-Bukhari nella sua importante raccolta di detti profetici Il Sahìh, al Capitolo primo sulla Fede ricorda queste parole:

– «Amare in Allàh e detestare in Allàh fa parte della fede».

Il riferimento è a un hadith profetico tramandato in differenti versioni

– «Le migliori opere sono l’amare in Allàh e il detestare in Allàh».

– «Chi ama in Allàh e detesta in Allàh, dà in Allàh ed esclude in Allàh, porta a perfezione la fed».

 

(Commento di L.Idris Zamboni)

I sentimenti umani di amore e di avversione vengono elevati per mezzo della fede (imàn), e divengono “in Allàh”: si ama quindi “in Allàh” (sia perché l’oggetto dell’amore proviene da Allàh, sia perché si ama ciò che Allàh stesso ama), e analogamente si detesta “in Allàh”, non potendo che avere ripulsa per tutto ciò che contraddice il messaggio divino portato dall’Inviato (al quale appunto si ‘presta fede’).

Tale elevazione riguarda anche l’oggetto dell’amore in Allàh, che non è più ‘contingente’ e creaturiale, ma diviene viceversa tendenzialmente metafisico e sopraindividuale; nel caso dell’odio in Allàh viceversa ad essere ‘discriminata’ è la mancanza di perfezione, della quale l’-oggetto- del sentimento di ripulsa non è che un portatore. [1]

 

Altre considerazioni

Il detestare in Allàh, non bisogna rivolgerlo alle persone, cioè provare avversione nel cuore per gli altri, ma piuttosto si detesta ciò che Allàh non gradisce, e che ha detto che è nocivo all’uomo. Allàh ci dice inoltre di non prendere come amici o alleati chi è nemico di Allàh. Perciò si proverà avversione per -l’azione odiata- da Allàh ma non per la creatura che la compie, e si cercheranno l’amicizia e l’alleanza di chi ama ed agisce per l’amore in Allàh.

 

Un medico non prova repulsione per il malato, ma piuttosto per la malattia della quale il malato è ‘portatore’, e perciò cercherà di intervenire sulla malattia.

 

C’è un bellissimo esempio che può forse aiutare a capire questo concetto – dell’ avversione in Allàh-.

Alī ibn Abī Ṭālib, cugino primo e genero del Profeta avendone sposato la figlia Fatima (che Allah sia soddisfatto di loro ) era impegnato in una battaglia per difendere il Profeta, l’Islam e i musulmani, dagli idolatri Quraysciti di Mecca, che non accettavano le parole di Allàh (il Corano e la Sua Religione, l’Islam) e il Suo Inviato.

Questi idolatri volevano inoltre impedire, con la forza e con l’uccisione, di praticare la religione dell’islam a chi invece aveva accettato il messaggio divino. Nel mezzo della battaglia, Alì era di fronte ad un nemico che stava per soccombere, aveva la spada alzata sulla testa del nemico pronto a colpirlo in difesa dei musulmani e della religione di Allàh l’Islam, il suo nemico in quel momento sputò in faccia ad Alì, il quale si fermò, rinfoderò la spada e si allontanò. I suoi Compagni gli chiesero: perché non hai ucciso il tuo nemico, e nemico di Allàh? Lui rispose: dopo che mi ha sputato in faccia, è salita in me la rabbia e l’odio verso questa persona, e allora lo avrei colpito non per l’odio in Allàh, ma per un odio mio personale, perciò mi sono fermato.

 

Questo detestare in Allàh’ è inoltre un grande ‘freno’ che dovremmo mettere in atto principalmente contro il nostro maggior nemico e cioè verso la nostra anima ribelle «An-nafs al-ammàra bi-ssu», l’anima che comanda, l’anima passionale ed egoista, l’anima che istiga al male, l’anima cattiva consigliera che incita l‘uomo alla rivolta contro Dio, cosi essa viene citata nel Corano: «..in verità l’anima è propensa al male..» (Cor. 12,53); espressione coranica corrispondente all’anima in quanto sottomessa alle passioni che la conducono alla disobbedienza.

 

Se ben osserviamo nella nostra vita di tutti i giorni, riscontriamo che più si prova amore per qualcuno, più viene naturale nel nostro cuore odiare ciò che potrebbe fargli del male, nuocergli o portargli dispiacere.

 

Bisogna perciò lavorare sulla ‘crescita’ -dell’amore in Allàh-, l’Unico senza associati e per il Suo Inviato Muhammad (pace e benedizione su di lui), e nascerà spontaneo nel nostro cuore l’odio per tutto ciò che va nel senso inverso della soddisfazione (ridà) di Allàh il Generoso (Al-Karim) e dei nobili insegnamenti e dell’esempio del Suo Inviato e il  nostro migliore Maestro Muhammad (pace e benedizione su di lui) .

« Disse: “O Abramo, hai in odio i miei dèi? Se non desisti, ti lapiderò. Allontanati per qualche tempo”. Rispose: “Pace su di te, implorerò per te il perdono del mio Signore, poiché Egli è sollecito nei miei confronti. Mi allontano da voi e da ciò che adorate all’infuori di Allah. Mi rivolgo al Signore, ché certamente non sarò infelice nella mia invocazione al mio Signore .» [Corano 19: 46-48]

E Allàh è più Sapiente.

NOTE

[1] Tratto dal Libro in italiano «Il Sahìh» ‘Detti e fatti del Profeta’ di Al Bukhàrì, Libro secondo – Della fede, pag.52. ‘Edizioni Orientamento’, traduzione dall’arabo di Idris L. Zamboni.

A cura di Umar A.F.

Articoli Correlati

Lascia un commento

Pulsante per tornare all'inizio