Donne si sono convertiti all'isalm

“l’importante è che sia arrivata all’Islam e non come ci sono arrivata”

“l’importante è che sia arrivata all’Islam e non come ci sono arrivata”

As salam alaykum wa rahmatuLlah, la mia storia di ritorno all’Islam è iniziata circa 16 anni fa, per la precisione. Quando ho incontrato l’uomo che sarebbe diventato mio marito. Ebbene sì, faccio parte di quell’élite di “povere sottomesse” senza arte né parte che hanno conosciuto la religione tramite il proprio marito, hehehe! Sono sincera, tempo fa me ne facevo un cruccio, mi scocciava dire che lo avevo conosciuto tramite lui, perché sapevo perfettamente cosa pensava la maggior parte delle persone a riguardo.

Ovvero, “Ti ha fatto il lavaggio del cervello”, oppure “Ti ha costretta”. Oltretutto ho una cara amica che ha conosciuto l’Islam indipendentemente da mariti, fidanzati & Co. che quasi invidiavo per questo, perché ogni volta che le chiedevano di come aveva conosciuto la religione, poteva fieramente dire che lo aveva fatto tramite un percorso personale non aiutata da nessuno in particolare, a parte ovviamente da Dio. Ma tempo dopo, riflettendo e soprattutto maturando nella fede, mi sono detta “Ma sì, in fondo chi se ne frega di come sono arrivata all’Islam, l’importante è che ci sia arrivata!”.

Se Allah swt ha scelto questo mezzo per me, significa che era il migliore, che era quello che mi avrebbe toccata in modo decisivo e profondo. Tra l’altro, le donne che come me sono tornate all’Islam in questo modo, hanno avuto la grazia di aver trovato, oltre ad un uomo meraviglioso che amiamo e che ci ama, anche quella della conoscenza della vera e unica Retta Via. Due piccioni con una fava, come si dice! E adesso sì, non mi importa più di dire che l’Islam me lo ha consegnato su un piatto d’argento l’amore della mia vita. Ed io me lo sono preso! E volentieri, hamduliLlah, molto volentieri.

Preamboli a parte, questo uomo musulmano che ho conosciuto ormai 16 anni or sono, mi ha da subito colpito per i suoi modi di fare molto particolari, ai quali una ragazzetta 19enne occidentale non è che fosse gran ché abituata. Prima di tutto mi chiese di sposarlo dopo tre giorni che ci eravamo conosciuti, così io pensai 1) che fosse pazzo; 2) che fosse un bugiardo. Dove lo trovi, perfino al giorno d’oggi, un uomo occidentale che ti fa proposte simili dopo tre giorni??? Con anello annesso??? Difficilotto, chi legge immagino ne converrà con me…

Andando avanti con la conoscenza – perché ovviamente avevo difficoltà a credere che le sue intenzioni fossero serie, di conseguenza non avevo accettato subito la sua proposta – ho incominciato a scoprire i suoi comportamenti, i suoi modi di fare molto educati, soprattutto nei confronti di mio padre (mia madre era già morta da anni, non lo ha mai conosciuto). Gli faceva la spesa con i suoi stessi soldi, se lo andava a trovare da solo lo aiutava a pulire la casa, lo sgridava un po’ quando, a causa della pigrizia conseguente all’età non più giovane, si lasciava un po’ andare. Dopo qualche mese mi sono convinta della sua sincerità, e ci siamo sposati, perciò ho incominciato a vedere ancora più da vicino la pratica dell’Islam.

Il digiuno nel mese di Ramadan, la preghiera, il fatto che lui non mangiava maiale né beveva vino. Un giorno gli chiesi se avessi potuto osservarlo mentre pregava, lui ovviamente mi disse sì, ed io mi stupii di vedere un uomo energico come mio marito, allegro e pieno di vita, assorto e concentrato che si chinava e si prosternava davanti ad Allah, gloria a Lui. Bisogna essere onesti, nel mio paese, l’Italia, raramente si vedono cattolici praticanti devoti, quindi vedere una persona fra l’altro giovane come era lui all’epoca (aveva 25 anni) concentrarsi così in un rito per Dio è stato per me come un qualcosa di nuovo, in un certo senso. Mi ha colpito.

Poi col tempo abbiamo incominciato a parlare, lui della sua religione e io della mia dell’epoca, il cattolicesimo. Io naturalmente cercavo di difendere il credo che avevo ereditato dai miei, ma effettivamente le mie risposte rispetto alle sue, sicure, sensate, logiche e inattaccabili, erano ben poca cosa. La molla? E’ scattata proprio parlando della famosa “Trinità”. Io mi ricordo che, circa 12 anni fa, dicevo a mio marito perché i cattolici pregano Gesù alla stregua (anzi, ad essere onesti, più) di Dio. Cioè il figlio che viene dal padre, che però è della stessa essenza del padre, quindi praticamente un suo pari in sostanza etc…

Io, testarda come al solito, volevo aver ragione a tutti i costi, anche perché comunque avevo fede a modo mio, ma lui mi ha involontariamente zittita con una risposta che non ammetteva repliche di nessun genere, talmente era inoppugnabile. Mi disse: come è possibile considerare una creatura alla stregua di Dio, pur essendo Gesù un grande Profeta, ovvio, senza sminuire al contempo il Creatore? Il concetto praticamente era semplice da comprendere. Se preghi Gesù per forza di cose sminuisci Allah swt, perché metti il primo allo stesso livello del Secondo. E lì, caspita, mi son detta, ha ragione lui! Perché Allah swt, Dio, è il Creatore, per forza di cose è superiore alla creatura. E’ più forte, ha più conoscenze, esiste da prima…

Quindi perché bisognava pregare la creatura che non ha lo stesso potere del Creatore, non essendo naturalmente Creatore a sua volta? Più logico di così… Ho poi comprato il Corano in italiano, tempo dopo, in un supermercato. E l’ ho finito in un batter d’occhio. E più leggevo più capivo che ciò che c’era scritto in esso era incredibilmente giusto, sensato, perfetto. Il Corano mi ha aperto gli occhi, mi ricordo che lo appoggiavo aperto sulla pancia dopo averlo letto la sera, sulla pancia dentro la quale all’epoca c’era la mia bambina. Lo facevo per lei. Per educarla fin dai primi mesi di gestazione ad essere musulmana, anche se io all’epoca non lo ero ancora.

Dopo qualche tempo la sua lettura ha incominciato a farmi uno strano effetto, ho incominciato ad avere paura, la notte. Paura di morire non musulmana. Così, pian pianino, ho sentito il desiderio di dover incominciare ad evitare certe cose, perché mi facevano sorgere sensi di colpa. Ero già astemia per i fatti miei, quindi con l’alcool non ho avuto nessun problema, ma ho smesso di mangiare carne di maiale. Mi dicevo che, essendo in cinta, la mia bimba musulmana non avrebbe dovuto essere nutrita con cibo vietato.

Poi ho continuato su questa strada, smettendo di mangiare anche la carne macellata non islamicamente. Mi viene un po’ da sorridere, perché all’epoca non esisteva nemmeno l’ombra di una macelleria islamica (ora sì, grazie a Dio) dalle mie parti, ed io, essendo appunto in cinta e non volendo evitare di mangiare carne perché temevo di nuocere alla bimba, compravo delle bistecche surgelate in un centro islamico dalle mie parti che erano sì halal, ma anche un orrore!!! Suole di scarpa, praticamente… Hehehe! Ma lo facevo volentieri, davvero. Poi durante il settimo mese di gravidanza giunse il momento di dichiarare la mia shahadah (testimonianza di fede islamica).

Ero pronta, convinta della veridicità della mia religione, e la mia bimba, alhamduliLlah, sarebbe nata da una mamma musulmana. Ero molto compiaciuta per questo. Subhana Allah, ricordo poi un particolare che mi sembra davvero strano, avendone conosciuto successivamente il significato. Nessuno mi aveva detto che prima del ritorno all’Islam, prima di pronunciare la professione di fede, avrei dovuto fare il ghusl (l’abluzione maggiore), ma io lo feci lo stesso. Presi il libro “La via del musulmano” che mio marito mi aveva portato, andai in bagno e seguii passo passo le istruzioni per fare l’abluzione maggiore.

Giuro su Allah, non me lo aveva detto nessuno ma sentii di doverlo fare. Arrivammo quindi in moschea, una a 20 km da casa mia, io, mio marito, la bimba in pancia, la stessa sorella di cui ho parlato prima mia cara amica e suo marito, e pronunciai la mia shahadah davanti all’imam dell’ epoca, che era Hamza Piccardo, il quale ricordo fece una piccola lezione che riguardava la pazienza nel matrimonio hehehe! 

E cominciai lì la mia strada nell’Islam. Adesso, dopo circa 10 anni trascorsi da quel giorno, sono io ad istruire mio marito, talvolta, sulla nostra religione, e forse sono più ligia di lui (cosa che spesso accade alle persone tornate all’Islam) in alcuni aspetti, anche se lui è stato e rimarrà sempre il mio amico del cuore, il mio consigliere, il mio confidente e il mio difensore, nonché l’uomo che amo e che mi ha regalato il Paradiso, grazie a Dio, e che, aiutandomi a diventare musulmana lo ha regalato anche a sé stesso, il furbacchione hehehe!

Sono contenta della mia scelta. L’Islam mi ha dato certezze, mi ha resa forte, sicura, più serena. Mi ha donato la verità. E quando hai la verità in mano non la molli per null’altro al mondo, e lo vuoi gridare a tutti, quando è bello l’Islam. Sia gloria ad Allah, Signore dei mondi.

Aisha di Liguria

la fonte: www.huda.it

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